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Panocchia
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mwfqPanocchia, talvolta indicata come mwfgPannocchia,cite-ref-zuccagni-orlandini-3-0[3] è una frazione del comune di mwgwParma, appartenente al quartiere mwhaVigatto.

La località è situata 14,82mwhg km a sud del centro della città.cite-ref-la-frazione-di-pannocchia-1-1[1]

Contents

Storia
Note

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Geografia fisica

La frazione sorge in posizione pianeggiante a poca distanza dai primi rilievi mwjgappenninici, sulla sponda sinistra del mwjwtorrente Parma.cite-ref-zuccagni-orlandini-3-1[3]

Storia

La zona di Panocchia risultava probabilmente abitata già in mwlgepoca romana, come dimostrato dal rinvenimento di alcuni oggetti.cite-ref-cosa-fare-4-0[4]cite-ref-dall-aglio-5-0[5]

Il borgo di mwoaPanoclo fu menzionato per la prima volta l'8 marzo 991, in un rogito di vendita di numerose proprietà da parte di mwoqPrangarda, figlia del marchese mwogAdalberto Atto di Canossa e moglie del marchese mwowMaginfredo, al diacono della mwpapieve di Borgo San Donnino.cite-ref-dall-aglio-5-1[5]

mwqgPanocle fu poi citata il 20 novembre 995 in una donazione di terreni da parte del mwqwvescovo di Parma Sigefredo II.cite-ref-dall-aglio-5-2[5]

Risale al 1230 la più antica testimonianza dell'esistenza dell'originaria mwsqcappella di San Donnino, nominata nel mwsgCapitulum seu Rotulus Decimarum della mwswdiocesi di Parma tra le cappelle appartenenti all'mwtaabbazia di San Giovanni Evangelista.cite-ref-6[6]cite-ref-dall-aglio-5-3[5]

Agli inizi del mwvgXV secolo la località dipendeva, insieme a mwvwSan Michele Tiorre, mwwaCasatico, mwwqVidiana, mwwgTordenaso, mwwwArola e mwxaStrognano, dal mwxqcastello di Tiorre, conquistato in quegli anni dai conti mwxgRossi.cite-ref-7[7] Durante gli aspri scontri coi mwywTerzi, tra il 1403 e il 1405 Panocchia, mwzaAlberi, mwzqPorporano, mwzgFelino, mwzwVigatto, mwaaSan Michele Tiorre, mwaqTiorre, mwagMamiano, mwawLesignano e altre località rossiane subirono numerose incursioni e scorrerie e molte di esse caddero nelle mani di mwbaOttobuono de' Terzi.cite-ref-8[8] Nel 1409, dopo l'uccisione di quest'ultimo, il mwcqmarchese di Ferrara mwcgNiccolò III d'Estecite-ref-9[9] e il conte mwdwGuido Torelli si accamparono a Panocchia, da cui il condottiero sferrò l'attacco al mweacastello di Pariano, caduto nelle mani dei Terzi;cite-ref-10[10] il mese seguente il vescovo mwfqGiacomo de' Rossi, temendo che mwfgGiacomo Terzi, rifugiatosi nel mwfwcastello di Guardasone, potesse rimpossessarsi di Pariano, fece ardere tutte le case di Panocchia e di Pariano.cite-ref-11[11]

Nel 1417 Panocchia, mwhqMonticelli, mwhgMarano, mwhwBasilicanova, mwiaFelino e Vigatto furono depredate durante gli scontri tra le varie fazioni parmigiane.cite-ref-12[12]

Nel 1422 i Cantelli risultavano già proprietari di un edificio a Panocchia,cite-ref-13[13] ove possedevano ampie terre anche i Bravi di mwkgPariano.cite-ref-14[14] In seguito il feudo fu assegnato ai Cantelli, che vi fecero costruire il mwlwcastello.cite-ref-cosa-fare-4-1[4]

Nel 1736 l'ultimo conte Paolo Cantelli morì nominando suo erede universale il marchese Alfonso Bevilacqua, suo pronipote, che aggiunse al proprio il cognome del prozio.cite-ref-15[15]

Per effetto di decreti mwognapoleonici, i diritti feudali furono aboliti nel mwowducato di Parma e Piacenza nel 1805.cite-ref-16[16] Nel 1809 la località divenne frazione del comune (o mwqamairie) di Vigatto, che nel 1943 fu annesso a quello di Parma, ma fu nuovamente istituito nel 1951, per essere definitivamente soppresso nel 1962 e divenire in seguito quartiere autonomo.cite-ref-17[17]

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa di San Donnino

Menzionata per la prima volta nel 1230 quale cappella dipendente dalla mwtqpieve di San Martino di mwtgArola, la chiesa mwtwromanica fu abbattuta e completamente ricostruita in stile mwuaneoclassico tra il 1750 e il 1771, su probabile progetto dell'architetto mwuqOttavio Bettoli; restaurata tra il 1950 e il 1980,cite-ref-18[18] conserva al suo interno alcune opere di pregio, tra cui una serie di dipinti ottocenteschi del panocchiese mwvgStanislao Campana e il coevo mwvwcoro ligneo.cite-ref-cosa-fare-4-2[4]

Castello

Costruito molto probabilmente entro il mwywXVII secolo dai conti Cantelli, il castello, in seguito modificato, passò nel 1736 ai marchesi Bevilacqua Cantelli, feudatari di Panocchia, che lo utilizzarono come residenza estiva; l'edificio presenta un lungo corpo centrale delimitato alle estremità da due torrioni in stile quattrocentesco, ornati in sommità da alti mwzabeccatelli.cite-ref-cosa-fare-4-3[4]cite-ref-19[19]

Villa Queirazza

Costruita quale casolare agricolo al centro di una vasta tenuta appartenente ai mw1wbenedettini della mw2abadia di Santa Maria della Neve di mw2qTorrechiara, dopo la soppressione mw2gnapoleonica degli ordini religiosi del 1810 la modesta struttura, insieme alle terre annesse, fu acquistata da Antonio e Lodovico Laurent, ricchi banchieri della mw2wduchessa mw3aMaria Luigia; alienata alla famiglia Razzetti, nella seconda metà del mw3qXIX secolo la villa fu completamente ristrutturata in stile mw3gneoclassico e ampliata; acquistata nel 1906 dal nobile Francesco Roberto Queirazza, fu risistemata e arricchita di un mw3wparco all'inglese. L'edificio, sviluppato su una pianta quadrata, si eleva, sopra al piano terreno rivestito in finto mw4abugnato, su altri due livelli, suddivisi da una fascia marcapiano e caratterizzati dalla presenza di balconi al piano nobile e finestre inquadrate da cornici; al centro della facciata est si apre un porticato a tre arcate, chiuso da vetrate; all'interno l'atrio dà accesso alle sale, arredate con mobili d'epoca.cite-ref-20[20]

Villa Ghia

Costruita tra la fine del mw5wXVI e gli inizi del mw6aXVII secolo per volere dei conti Ceretoli, dopo l'estinzione della casata intorno alla metà del mw6qXIX secolo la villa fu acquistata da Antonio Ricci; alienata nel 1897 ad Antonio e Luigi Ghia, fu parzialmente risistemata agli inizi del mw6gXX secolo e integralmente alla fine del secolo, riportando alla luce gli affreschi di alcune sale. Il corpo principale, sviluppato su una pianta rettangolare e addossato agli antichi edifici agricoli, si eleva su due livelli principali fuori terra; la simmetrica facciata presenta un portale d'ingresso centrale ad mw6warco a tutto sesto, sormontato da un balconcino; all'interno, il lungo androne è coperto da una mw7avolta a botte lunettata, dipinta nel XVII secolo con la rappresentazione del mw7qGiardino dell'Eden; le sale laterali, tra cui la sala da pranzo, presentano affreschi seicenteschi e settecenteschi sulle coperture; al piano nobile il corridoio centrale è decorato sulla mw7gvolta a botte con dipinti ottocenteschi; il parco, piantumato con numerosi alberi secolari, circonda la villa su tre lati e ospita, affacciato sulla strada, l'oratorio settecentesco in rovina, sconsacrato nel 1897 e adibito per decenni a legnaia.cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]

Villa La Mamiana

Costruita probabilmente verso la fine del mw-qXVI secolo inglobando un avamposto fortificato medievale, la villa nel 1636 fu alienata dalla Camera ducale di Parma ai conti Mamiani-Della Rovere; acquistata nel 1761 da Giovanni Macchiavelli, che la lasciò in eredità alla famiglia Rognoni, fu ristrutturata agli inizi del mw-gXX secolo. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su due piani principali fuori terra; sullo spigolo nord-ovest si erge una torre angolare cilindrica in pietra, unica superstite dell'antica fortificazione; all'interno l'androne, coperto da una mw-wvolta a botte lunettata dipinta, dà accesso a quattro sale, tra cui la sala di Apollo e Diana, interamente ornata sulla mw-avolta a botte con affreschi tardo-cinquecenteschi; tracce di affreschi decorano anche le mw-qlunette della scala.cite-ref-23[23]cite-ref-24[24]

Villa Pretorio

Costruita nel mwaqgXIX secolo in stile mwaqkneoclassico quale sede prefettizia durante il ducato di mwaqoMaria Luigia, la villa fu in seguito acquistata e ristrutturata dalla famiglia Ugolotti e intorno alla metà del mwaqsXX secolo dalla famiglia Armani. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su due livelli principali fuori terra, suddivisi da una fascia marcapiano; la simmetrica facciata presenta al centro l'ampio portale d'ingresso ad mwaqwarco a tutto sesto, sormontato da un balcone.cite-ref-25[25]

Infrastrutture e trasporti

La località sorge in corrispondenza dell'incrocio tra la strada provinciale pedemontana e la strada Val Parma-via Campana,cite-ref-panocchia-26-0[26] nei pressi del ponte sul mwarctorrente Parma, costruito nel 1925.cite-ref-dall-aglio-5-4[5]

Note

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Bibliografia

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• citereffrizziAntonio Frizzi, Memorie storiche della nobile famiglia Bevilacqua, Parma, Reale Stamperia, 1779.
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• citerefpezzanaAngelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
• citerefzuccagni-orlandiniAttilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Italia superiore o settentrionale Parte VI, Firenze, presso gli Editori, 1839.

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